Secondo una ricerca condotta da un team internazionale di
ricercatori, l’Artico potrebbe presto liberarsi dai ghiacci in seguito
ad un aumento della temperatura media atmosferica. Secondo gli studiosi,
in passato si è già verificato un evento del genere.
L’Artico ha già sperimentato un periodo con temperature più calde già
3,6 milioni di anni fa – prima dell’inizio delle ere glaciali – in un
momento in cui la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera
terrestre non era molto più alta rispetto ai livelli che si stanno
registrando oggi. Questa ricerca suggerisce quindi che il Polo Nord
potrebbe presto ritrovarsi senza ghiaccio. Per arrivare a questa
conclusione il team internazionale di ricercatori ha analizzato campioni
di sedimenti raccolti nel 2009 nel lago El’gygytgyn (
pronunicato El-Gee-Git-Kin), il più antico lago profondo nel nord-est
della Russia artica. I campioni hanno consentito agli scienziati di
studiare la storia del clima dell’Artico tra 2.200.000 e 3.600.000 di
anni fa, durante il Pliocene medio e i primi periodi del Pleistocene.
I ricercatori hanno scoperto che durante questo arco temporale l’Artico è stato anche ben più caldo,
con temperature estive di circa 14 gradi Fahrenheit (8 gradi Celsius)
più calde di quanto lo siano oggi nella zona. Il lago El’gygytgyn, o
“Lago E”, come i ricercatori lo chiamano, si è formato 3,6 milioni anni
fa, quando un meteorite ha colpito la Terra, scavando un cratere di ben
18 chilometri di diametro. Il lago è una delle poche zone artiche non
erosa dagli strati di ghiaccio continentali durante le ere glaciali, il
che significa che ha raccolto un record di sedimenti continuo e
indisturbato. I ricercatori hanno esaminato il polline fossile presente
nei sedimenti e hanno scoperto tracce di abete di Douglas e Cicuta.
Comprendere la vegetazione nella zona in quel periodo ha aiutato gli
scienziati mettere insieme più indizi riguardo il clima della zona.
“Per trovare l’albero di douglas e di cicuta a nord del Circolo
Polare Artico, bisogna avere estati molto calde e inverni miti in modo
che quegli alberi riescano a stabilirsi lì”, ha detto Brigham-Grette,
professore di glaciologia geologica dell’Università del Massachusetts.
La ricerca suggerisce inoltre che la concentrazione di anidride
carbonica in atmosfera, durante il Medio Pliocene e Pleistocene
inferiore, era simile ai livelli che si registrano oggi. Se questo è il
caso, il clima della Terra può essere più sensibile all’anidride
carbonica di quanto gli scienziati pensavano precedentemente,ha infine
affermato Brigham-Grette. “Possiamo vedere che l’Artico è molto
sensibile alle variazioni di CO2, ed i livelli nel Pliocene
sembrerebbero essere simili a quelli di oggi”. “Alcuni dei cambiamenti
che vediamo in corso ora – la fusione del ghiaccio marino o ad esempio i
ghiacciai con tasso di ablazione tremendo – suggeriscono che stiamo
andando indietro al Pliocene.”
Effettivamente la concentrazione attuale di anidride carbonica è
arrivata recentemente a 400 ppm, una soglia molto pericolosa da
sopportare.
mercoledì 12 giugno 2013
giovedì 30 maggio 2013
Sardegna è Girotonno, festa del mare e dei gourmet
Per gourmet, semplici golosi e amanti del mare l'appuntamento con
Girotonno è, da 11 anni, uno di quelli da sottolineare in rosso
sull'agenda. Già, perché quello che andrà in scena dal 30 maggio al 2
giugno.
a Carloforte (CI) non è un semplice festival gastronomico. Come
recita il sottotitolo della manifestazione, «Uomini, storie e sapori
sulle rotte del tonno», sull'isola di san Pietro il tonno sarà infatti
protagonista a 360°. Ma non certo l'unico.
Per quattro giorni si susseguiranno appuntamenti di ogni genere: incontri legati alle tradizioni culturali, artistiche ed enogastronomiche, musica (la sera del primo giugno si esibiranno gli Stadio), spettacoli di strada, convegni e dibattiti per celebrare l’antica tradizione e la cultura del tonno, da sempre legata al territorio.
A Carloforte sull'isola di San Pietro nel sud ovest della Sardegna, il tonno è storia: già i Fenici e i Romani avevano scoperto la magia del suo passaggio lungo questo tratto di costa facendone tesoro per la vita dei loro insediamenti. E la tonnara di Carloforte, attiva senza interruzioni dal 1738, è ancora oggi la prima nel Mediterraneo per quantità di pescato. Durante questo fine settimana sarà possibile assaggiare vari piatti magistralmente preparati da chef provenienti da differenti parti del mondo che si sbizzarriranno nella preparazione del famoso tonno rosso ovvero la qualità più pregiata.
Momento clou della manifestazione sarà il «Tuna Competition», la sfida gastronomica alla quale parteciperanno chef provenienti da sei Paesi: Argentina (Emiliano Lopez e Andrea Corbo), Francia (Alain Cirelli e Fabrizio Cosso), Italia (Pierluigi Fais e Roberto Flore), Giappone (Haruo Ichikawa e Lorenzo Lavezzari), Mauritius (Vinod Sookar) e Spagna (Josè Luis Marin e Roberto Pena Medina) che si sfideranno proponendo una selezione di ricette a base di tonno cotto e crudo a una giuria composta da giornalisti ed esperti di enogastronomia internazionali. I visitatori potranno assaggiare le specialità a base di tonno al Tuna Village. Sul lungomare e nelle stradine del centro storico di Carloforte, saranno disponibili due specialità a base di tonno a scelta tra: pasticcio carlofortino di pasta fresca con pesto, pomodoro, tonno e formaggio, cous cous con salsa di tonno al profumo di erbe, spezzatino di tonno alla carlofortina con patate e pansotti con tonno, pomodoro e mozzarella (ticket 12 euro).
Non solo tonno, però: le migliori produzioni enogastronomiche sarde saranno al centro dei Live cooking, organizzati in collaborazione con lo chef Luigi Pomata, all'ex mercato del pesce di Carloforte, l'«Ex Me». Ogni ora, dal venerdì alla domenica, il focus sarà un prodotto diverso, in abbinamento ai vini del territorio (ticket 5 euro). Spazio anche aI wine tasting delle migliori produzioni enologiche sarde e alla degustazione di birre artigianali della Regione.
Per quattro giorni si susseguiranno appuntamenti di ogni genere: incontri legati alle tradizioni culturali, artistiche ed enogastronomiche, musica (la sera del primo giugno si esibiranno gli Stadio), spettacoli di strada, convegni e dibattiti per celebrare l’antica tradizione e la cultura del tonno, da sempre legata al territorio.
A Carloforte sull'isola di San Pietro nel sud ovest della Sardegna, il tonno è storia: già i Fenici e i Romani avevano scoperto la magia del suo passaggio lungo questo tratto di costa facendone tesoro per la vita dei loro insediamenti. E la tonnara di Carloforte, attiva senza interruzioni dal 1738, è ancora oggi la prima nel Mediterraneo per quantità di pescato. Durante questo fine settimana sarà possibile assaggiare vari piatti magistralmente preparati da chef provenienti da differenti parti del mondo che si sbizzarriranno nella preparazione del famoso tonno rosso ovvero la qualità più pregiata.
Momento clou della manifestazione sarà il «Tuna Competition», la sfida gastronomica alla quale parteciperanno chef provenienti da sei Paesi: Argentina (Emiliano Lopez e Andrea Corbo), Francia (Alain Cirelli e Fabrizio Cosso), Italia (Pierluigi Fais e Roberto Flore), Giappone (Haruo Ichikawa e Lorenzo Lavezzari), Mauritius (Vinod Sookar) e Spagna (Josè Luis Marin e Roberto Pena Medina) che si sfideranno proponendo una selezione di ricette a base di tonno cotto e crudo a una giuria composta da giornalisti ed esperti di enogastronomia internazionali. I visitatori potranno assaggiare le specialità a base di tonno al Tuna Village. Sul lungomare e nelle stradine del centro storico di Carloforte, saranno disponibili due specialità a base di tonno a scelta tra: pasticcio carlofortino di pasta fresca con pesto, pomodoro, tonno e formaggio, cous cous con salsa di tonno al profumo di erbe, spezzatino di tonno alla carlofortina con patate e pansotti con tonno, pomodoro e mozzarella (ticket 12 euro).
Non solo tonno, però: le migliori produzioni enogastronomiche sarde saranno al centro dei Live cooking, organizzati in collaborazione con lo chef Luigi Pomata, all'ex mercato del pesce di Carloforte, l'«Ex Me». Ogni ora, dal venerdì alla domenica, il focus sarà un prodotto diverso, in abbinamento ai vini del territorio (ticket 5 euro). Spazio anche aI wine tasting delle migliori produzioni enologiche sarde e alla degustazione di birre artigianali della Regione.
Lazio, guida ai sentieri per riscoprire la natura
Erano giallo-rossi e sono diventati bianco-rossi, ma il calcio non
c’entra. I piedi sì, per scarpinare su quei sentieri che trent’anni fa
erano segnati solo su pochi massicci, dal Terminillo agli Ernici, e oggi
permettono di avventurarsi su gran parte dei monti e delle colline del
Lazio con un itinerario preciso, un punto di partenza e una meta,
distanze e difficoltà ben definite.
In teoria senza perdersi; in pratica, come sostiene Stefano
Ardito, documentarista e scrittore, camminatore e alpinista, autore
della guida Iter “I 50 sentieri più belli del Lazio”, che festeggia i
trent’anni dall’uscita del suo primo volume “A piedi nel Lazio”, «a
volte è bello anche camminare fuori dai sentieri e perdersi».
Quello almeno non è cambiato: camminare sembra un’attività vecchia quanto l’uomo, eppure si è modernizzata e sulla guida oggi ci sono addirittura le coordinate per il GPS.
La tecnologia. «Quella del GPS in effetti è diventata una moda, un’esagerazione - afferma Ardito - ma in trent’anni è cambiato quasi tutto. Prima esisteva solo il Cai, il Club alpino italiano, oggi si contano una trentina di associazioni; poi è aumentata la gente che ha questa passione, un tempo erano duri e puri, con la bussola e i calzoni alla zuava, oggi c’è chi gira col binocolo per vedere fiori e animali, chi cerca i sentieri etruschi... Prima gli escursionisti erano i fratelli minori degli alpinisti e guardavano la grande parete dal basso».
Ma i tempi cambiano. «Anche l’equipaggiamento è cambiato - continua Ardito - è diventato colorato e più specifico, fatto apposta per camminare. La prima grande rivoluzione è stato il passaggio dagli scarponi di cuoio pesante alle pedule più leggere da escursioni. Poi sono arrivati i bastoncini, fondamentali soprattutto in discesa, servono a scaricare fino al 30% dello sforzo, si piegano e si infilano nello zaino». Ma non solo. A cambiare, in tutti questi anni, è stata anche la natura. Non sempre in modo negativo, anzi a volte in modo incredibile. «Oggi, anche nel Lazio, è possibile incontrare molti più animali di prima. Varie volte ho visto l’aquila librarsi sopra la mia testa, mentre un tempo i rapaci erano quasi spariti, causa caccia e i pesticidi. Cervi e caprioli sono stati reintrodotti nei parchi e si sono moltiplicati. Ma con un po’ di fortuna si possono incontrare il lupo, il camoscio appenninico, l’orso, il fenicottero, il cavaliere d’Italia».
Le escursioni. E dunque via per vette, laghi e faggete, strade romane e necropoli etrusche. Poi i borghi, i castelli medioevali, le cascate e le scogliere sul Tirreno, tutto a un passo o poco più da casa. I 50 sentieri descritti nella guida vanno dalle vette dell’Appennino ai laghi nei crateri degli antichi vulcani, dalla via Francigena all’isola di Ventotene, fino al cuore verde di Roma. Si cammina sull’anello del Lago della Duchessa, nei luoghi di San Tommaso d’Aquino e nella riserva di Decima-Malafede.
I sentieri sono adatti a tutti i camminatori, anche i meno allenati. Ne segnalerei tre: il ripido sentiero che porta in vetta al Circeo, da cui si gode un panorama mozzafiato, è un posto davvero selvaggio a due passi dalle spiagge più battute; gli itinerari sui Monti della Laga che anche grazie al mio zampino sono diventati un Parco; il sentiero di Barbarano per giocare all’archeologia, con le tombe etrusche che emergono dalla boscaglia».
Quello almeno non è cambiato: camminare sembra un’attività vecchia quanto l’uomo, eppure si è modernizzata e sulla guida oggi ci sono addirittura le coordinate per il GPS.
La tecnologia. «Quella del GPS in effetti è diventata una moda, un’esagerazione - afferma Ardito - ma in trent’anni è cambiato quasi tutto. Prima esisteva solo il Cai, il Club alpino italiano, oggi si contano una trentina di associazioni; poi è aumentata la gente che ha questa passione, un tempo erano duri e puri, con la bussola e i calzoni alla zuava, oggi c’è chi gira col binocolo per vedere fiori e animali, chi cerca i sentieri etruschi... Prima gli escursionisti erano i fratelli minori degli alpinisti e guardavano la grande parete dal basso».
Ma i tempi cambiano. «Anche l’equipaggiamento è cambiato - continua Ardito - è diventato colorato e più specifico, fatto apposta per camminare. La prima grande rivoluzione è stato il passaggio dagli scarponi di cuoio pesante alle pedule più leggere da escursioni. Poi sono arrivati i bastoncini, fondamentali soprattutto in discesa, servono a scaricare fino al 30% dello sforzo, si piegano e si infilano nello zaino». Ma non solo. A cambiare, in tutti questi anni, è stata anche la natura. Non sempre in modo negativo, anzi a volte in modo incredibile. «Oggi, anche nel Lazio, è possibile incontrare molti più animali di prima. Varie volte ho visto l’aquila librarsi sopra la mia testa, mentre un tempo i rapaci erano quasi spariti, causa caccia e i pesticidi. Cervi e caprioli sono stati reintrodotti nei parchi e si sono moltiplicati. Ma con un po’ di fortuna si possono incontrare il lupo, il camoscio appenninico, l’orso, il fenicottero, il cavaliere d’Italia».
Le escursioni. E dunque via per vette, laghi e faggete, strade romane e necropoli etrusche. Poi i borghi, i castelli medioevali, le cascate e le scogliere sul Tirreno, tutto a un passo o poco più da casa. I 50 sentieri descritti nella guida vanno dalle vette dell’Appennino ai laghi nei crateri degli antichi vulcani, dalla via Francigena all’isola di Ventotene, fino al cuore verde di Roma. Si cammina sull’anello del Lago della Duchessa, nei luoghi di San Tommaso d’Aquino e nella riserva di Decima-Malafede.
I sentieri sono adatti a tutti i camminatori, anche i meno allenati. Ne segnalerei tre: il ripido sentiero che porta in vetta al Circeo, da cui si gode un panorama mozzafiato, è un posto davvero selvaggio a due passi dalle spiagge più battute; gli itinerari sui Monti della Laga che anche grazie al mio zampino sono diventati un Parco; il sentiero di Barbarano per giocare all’archeologia, con le tombe etrusche che emergono dalla boscaglia».
mercoledì 15 maggio 2013
SHOW SUL SOLE: TRE ERUZIONI IN 24 ORE. LE FOTO E I VIDEO DELLA NASA
Una serie di tre eruzioni solari molto violente, si sono susseguite nell'arco di 24 ore, provocando altrettanti blackout temporanei delle comunicazioni radio, secondo quanto riportato dall'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa).
Il primo brillamento, registrato lunedì mattina , è stato seguito da un secondo evento di classe X 2.8 registrato ieri sera, alle 18:05 ora italiana. Una terza eruzione (di classe X 3.2) si è invece verificata questa mattina alle 3:17 ora italiana: è stato l'evento più potente di questo anno, e il terzo più potente di questo ciclo solare, battuto solo dal brillamento di classe X 6.9 del 9 agosto 2011, come ricordano gli esperti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I brillamenti di classe X sono in assoluto i più violenti. Il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un evento di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 è tre volte più intenso, e così via. Le tre eruzioni di questi giorni sono state accompagnate da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Secondo i modelli elaborati dalla Nasa, le particelle espulse con il terzo brillamento si sono allontanate dal Sole ad una velocità record, e potrebbero addirittura raggiungere le ondate di particelle emesse dai due brillamenti precedenti. Queste ondate di particelle solari non erano rivolte verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della Nasa (Stereo-B, Messenger e Spitzer) sono sulla traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità 'sicurà, in modo da proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.
Il primo brillamento, registrato lunedì mattina , è stato seguito da un secondo evento di classe X 2.8 registrato ieri sera, alle 18:05 ora italiana. Una terza eruzione (di classe X 3.2) si è invece verificata questa mattina alle 3:17 ora italiana: è stato l'evento più potente di questo anno, e il terzo più potente di questo ciclo solare, battuto solo dal brillamento di classe X 6.9 del 9 agosto 2011, come ricordano gli esperti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I brillamenti di classe X sono in assoluto i più violenti. Il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un evento di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 è tre volte più intenso, e così via. Le tre eruzioni di questi giorni sono state accompagnate da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Secondo i modelli elaborati dalla Nasa, le particelle espulse con il terzo brillamento si sono allontanate dal Sole ad una velocità record, e potrebbero addirittura raggiungere le ondate di particelle emesse dai due brillamenti precedenti. Queste ondate di particelle solari non erano rivolte verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della Nasa (Stereo-B, Messenger e Spitzer) sono sulla traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità 'sicurà, in modo da proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.
martedì 14 maggio 2013
SOLE IRREQUIETO, TEMPESTE MAGNETICHE IN ARRIVO. GUAI PER I SATELLITI
Nelle prossime settimane sono attese molte tempeste magnetiche. Colpa
del sole e della sua irrequitezza che potrebbe creare seri problemi ai
satelliti in orbita sulla terra Dopo le eruzioni avvenute nei giorni
scorsi sulla superficie solare, si attende un crescendo, fino al picco
di attività atteso entro la fine di maggio. «Oggi la tecnologia ci
fornisce l’opportunità di comprendere meglio il comportamento della
nostra stella e quindi di prendere quelle precauzioni che ci possono
evitare alcuni guai», osserva Mauro Messerotti, dell’Istituto Nazionale
di Astrofisica (Inaf), dalla International Space Conference in corso a
Roma.
SCIAMI DI PARTICELLE VERSO LA TERRA Gli sciami di particelle scagliati dal Sole verso la Terra possono provocare infatti tempeste magnetiche. "L'attività solare - spiega Messerotti - può, ad esempio, far cambiare rotta agli aerei di linea, che anziché passare sui Poli sono costretti a lunghi tragitti per evitare di far assorbire radiazioni all’equipaggio che fa quella rotta in maniera frequente e per tutelare i passeggeri". "Essere investiti da queste radiazioni - prosegue - è come sottoporsi ad una dose equivalente a quella che si potrebbe assorbire facendo fra 10 e 50 schermografie con le apparecchiature disponibili negli anni '60".
PROBLEMI AI SATELLITI GPS Le tempeste magnetiche sono un problema molto serio anche per i satelliti in orbita, che subiscono una sorta di corto circuito. A volte si tratta di un guasto transitorio ma spesso il brillamento solare può metterli definitivamente fuori uso. Se pensiamo che potrebbero essere colpiti i satelliti per le telecomunicazioni e quelli Gps per il posizionamento, è facile immaginare le conseguenze sulla Terra. Ad esempio, i satelliti Gps colpiti dalle radiazioni possono inviare dati distorti e diventare così inutili.
SORVEGLIATO SPECIALE Il Sole è quindi un 'sorvegliato specialè, e non solo in questo periodo. Per Messerotti è fondamentale ricostruirne ka storia. Finora, ha detto, sono state raccolte informazioni su circa 40 cicli, ognuno dei quali ha la durata di 11 anni. Tuttavia, ha aggiunto, consideriamo che la nostra stella ha circa quattro miliardi di anni ed ha avuto intorno ai 400 milioni di cicli. "Dobbiamo - conclude Messerotti - ancora capire molte cose e la tecnologia spaziale ci sta dando una mano". Accanto agli satelliti per l'osservazione del Sole già attivi, nel 2017 l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) prevede di lanciare il Solar Orbiter, che fornirà ulteriori dati.
SCIAMI DI PARTICELLE VERSO LA TERRA Gli sciami di particelle scagliati dal Sole verso la Terra possono provocare infatti tempeste magnetiche. "L'attività solare - spiega Messerotti - può, ad esempio, far cambiare rotta agli aerei di linea, che anziché passare sui Poli sono costretti a lunghi tragitti per evitare di far assorbire radiazioni all’equipaggio che fa quella rotta in maniera frequente e per tutelare i passeggeri". "Essere investiti da queste radiazioni - prosegue - è come sottoporsi ad una dose equivalente a quella che si potrebbe assorbire facendo fra 10 e 50 schermografie con le apparecchiature disponibili negli anni '60".
PROBLEMI AI SATELLITI GPS Le tempeste magnetiche sono un problema molto serio anche per i satelliti in orbita, che subiscono una sorta di corto circuito. A volte si tratta di un guasto transitorio ma spesso il brillamento solare può metterli definitivamente fuori uso. Se pensiamo che potrebbero essere colpiti i satelliti per le telecomunicazioni e quelli Gps per il posizionamento, è facile immaginare le conseguenze sulla Terra. Ad esempio, i satelliti Gps colpiti dalle radiazioni possono inviare dati distorti e diventare così inutili.
SORVEGLIATO SPECIALE Il Sole è quindi un 'sorvegliato specialè, e non solo in questo periodo. Per Messerotti è fondamentale ricostruirne ka storia. Finora, ha detto, sono state raccolte informazioni su circa 40 cicli, ognuno dei quali ha la durata di 11 anni. Tuttavia, ha aggiunto, consideriamo che la nostra stella ha circa quattro miliardi di anni ed ha avuto intorno ai 400 milioni di cicli. "Dobbiamo - conclude Messerotti - ancora capire molte cose e la tecnologia spaziale ci sta dando una mano". Accanto agli satelliti per l'osservazione del Sole già attivi, nel 2017 l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) prevede di lanciare il Solar Orbiter, che fornirà ulteriori dati.
SHOW SUL SOLE: TRE VIOLENTISSIME ERUZIONI IN 24 ORE. "COMUNICAZIONI RADIO IN TILT"
Una serie di tre eruzioni solari molto violente, si sono susseguite nell'arco di 24 ore, provocando altrettanti blackout temporanei delle comunicazioni radio, secondo quanto riportato dall'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa).
Il primo brillamento, registrato lunedì mattina , è stato seguito da un secondo evento di classe X 2.8 registrato ieri sera, alle 18:05 ora italiana. Una terza eruzione (di classe X 3.2) si è invece verificata questa mattina alle 3:17 ora italiana: è stato l'evento più potente di questo anno, e il terzo più potente di questo ciclo solare, battuto solo dal brillamento di classe X 6.9 del 9 agosto 2011, come ricordano gli esperti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I brillamenti di classe X sono in assoluto i più violenti. Il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un evento di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 è tre volte più intenso, e così via. Le tre eruzioni di questi giorni sono state accompagnate da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Secondo i modelli elaborati dalla Nasa, le particelle espulse con il terzo brillamento si sono allontanate dal Sole ad una velocità record, e potrebbero addirittura raggiungere le ondate di particelle emesse dai due brillamenti precedenti. Queste ondate di particelle solari non erano rivolte verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della Nasa (Stereo-B, Messenger e Spitzer) sono sulla traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità 'sicurà, in modo da proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.
Il primo brillamento, registrato lunedì mattina , è stato seguito da un secondo evento di classe X 2.8 registrato ieri sera, alle 18:05 ora italiana. Una terza eruzione (di classe X 3.2) si è invece verificata questa mattina alle 3:17 ora italiana: è stato l'evento più potente di questo anno, e il terzo più potente di questo ciclo solare, battuto solo dal brillamento di classe X 6.9 del 9 agosto 2011, come ricordano gli esperti dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I brillamenti di classe X sono in assoluto i più violenti. Il numero che accompagna la lettera specifica ulteriormente la loro intensità: un evento di classe X 2 è due volte più potente di uno di classe X 1, uno di classe X 3 è tre volte più intenso, e così via. Le tre eruzioni di questi giorni sono state accompagnate da espulsioni di massa coronale, un altro tipo di evento che proietta grandi quantità di particelle dalla corona solare nello spazio. Secondo i modelli elaborati dalla Nasa, le particelle espulse con il terzo brillamento si sono allontanate dal Sole ad una velocità record, e potrebbero addirittura raggiungere le ondate di particelle emesse dai due brillamenti precedenti. Queste ondate di particelle solari non erano rivolte verso la Terra. Tuttavia tre satelliti della Nasa (Stereo-B, Messenger e Spitzer) sono sulla traiettoria. I loro team si sono attivati per mettere i satelliti in modalità 'sicurà, in modo da proteggere gli strumenti dal flusso di materia proveniente dal Sole.
venerdì 29 marzo 2013
Capri è terza in Europa e prima in Italia
Il tempo è ancora brutto, ma la voglia di mare e di vacanze si fa sempre più viva. Ecco allora, per stuzzicare i desideri dei vacanzieri, la classifica delle isole più belle secondo i viaggiatori della community di TripAdvisor, che pubblica la speciale classifica dei Travellers’ Choice Islands Awards 2013. La più bella del mondo è Ambergris Caye, la più grande isola del Belize, in America Centrale. La nostra Capri si piazza al terzo posto d'Europa e prima in Italia.
Basati
su milioni di recensioni e opinioni postate dai viaggiatori sul sito di
Tripadvisor, questi riconoscimenti hanno premiato più di 100 isole in
tutto il mondo, con classifiche dedicate ad Africa, Asia, Caraibi,
Europa, Sud America, Sud Pacifico e Stati Uniti. Spiega Valentina
Quattro, Senior Media Relations Manager di TripAdvisor in Italia: "Che
stiate cercando un’isola idilliaca con palme e mare cristallino oppure
un’isola che offra un’esperienza più culturale, troverete la giusta
ispirazione in queste classifiche”
L’isola numero 1 al mondo si trova in Belize, stato situato nella parte istmica dell'America Centrale: è Ambergris Caye, la
più grande del Paese, seguita dalle Isole Vergini Americane nei Caraibi
con St. John al secondo posto, e da Bora Bora nella Polinesia Francese
al terzo posto.
In Europa, invece, le isole più apprezzate sono le greche Santorini e Cefalonia, ma la medaglia di bronzo spetta alla nostra Capri, amata soprattutto per il suo mare blu, per la sua storia, mondanità e natura.
Rimanendo
sempre in Campania, sono due le altre isole della regione ad aver
conquistato i viaggiatori di tutto il mondo: Ischia, quarta in
classifica e Procida, in sesta posizione. Cinque riconoscimenti anche
alle isole siciliane, Lampedusa e Faviganana Ustica, Pantelleria e
Vulcano. Completano la top ten l'Elba e La Maddalena.
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